Manifesto culinario

Dimenticate il tristissimo precedente futurista, chiudete gli occhi e pensate al basilico estivo in un orto soleggiato di una cittadina sul mare, agli acini quasi floreali dell’uva fragola, al calore speziato dei biscotti natalizi, all’odore verde delle fave appena sgusciate.

Questo è quello che ispira la mia cucina e che mi ha suggerito il nome di Spezialità.

Dunque, vengo folgorata dalla cucina e il suo potere quando per la prima volta assaggio un piatto indiano. Una precisazione, niente fusion qui. Però è stato l’incontro con le spezie ad instillare in me l’interesse per la cucina. I loro aromi, quei profumi che hanno il potere di far sognare e vivere luoghi mai visti ma che riecheggiano dentro di noi, un po’ come fanno certi libri.

Quel che prima era mera necessità, da quel momento è stato serio invaghimento. Non che non amassi pasta e pizza, sono sempre stata una schiava devota del carboidrato italico. Però non avevo mai avuto la curiosità di capire quello che c’è dietro una parmigiana.

Insomma, da quel fatidico chicken Madras si sono susseguiti anni di ricerca, studio e pratica, usando fonti variegate come i miei numerosi coinquilini multietnici, internet, trasmissioni, libri e ancora libri. Oltre ai ristoranti economici di ogni dove che affollano Londra e ad alcuni viaggi che hanno prosciugato un triste conto in banca da studentessa- lavoratrice, ma arricchito la mia cultura culinaria. E nonna Luigia, detentrice del sapere culinario marchigiano e romano.

Anni dopo, tornata in patria, la decisione di fare sul serio e l’iscrizione alla scuola di cucina “Tu Chef“. Finita la quale, ho ossessionato per mesi il povero Chef Fusco del “Giuda Ballerino” per fare lo stage da lui. Ci sono riuscita, e ne è valsa la pena, nonostante la fatica del doppio lavoro.

In primavera 2012 ho deciso di chiudere il capitolo carne e pesce e a giugno ho iniziato un nuovo percorso culinario. Grazie all’Organic Academy di Simone Salvini ho avuto modo di apprendere le basi della cucina veg, e sono entusiasta di questa nuova strada in direzione del bello, buono e giusto.

Tornando al dunque, ho riflettuto sulle varie esperienze culinarie vissute e ne è venuto fuori un vero e proprio manifesto culinario:

Mettere al centro il mondo vegetale, i profumi delle sue foglie, delle radici, dei semi. Seguire il ritmo delle stagioni ed evocare le loro atmosfere.
Questo è quello che ho in mente quando creo una ricetta.
Questo è quello che vorrei condividere con voi.

L’onestà prima di tutto, non ho anni e anni di esperienza professionale, quella è un’acquisizione relativamente recente. Continuo a studiare e praticare per conto mio e posso dire con onestà di impiegare come si deve tutta la conoscenza acquisita e la passione possibile per rendere il mio lavoro di chef personale un’esperienza appagante per voi e per me.

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